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C’è sempre un modo

DAY 212 #Asiasoloandata
25/06/2026, Pellegrinaggio degli 88 templi – Tempio 12, Isola Shikoku, Giappone

Salendo verso il tempio, vedo a distanza un cerbiatto dimenarsi con forza. Ha la zampina legata con un cavo d’acciaio alla base di una pianta da tè. È in trappola, non può scappare. Senza rifletterci mi precipito in soccorso. Il cerbiatto è impaurito e mi guarda agitato. Mi muovo lentamente per calmarlo, mentre provo a capire come funziona quel marchingegno tremendo: “Che bestialità può fare l’essere umano”, penso.
Provo a svitare due bulloni ma nulla, si allenta solo un po’. Tento quindi di avvicinarmi alla zampa legata, che noto essere ferita, ma il cerbiatto è troppo spaventato e si allontana a ogni mio passo.
“Deve esserci un modo!” rifletto agitato dal pensiero che il “cacciatore” possa scoprirmi da lì a poco. A un tratto il cerbiatto tira con forza la fune di acciaio che accidentalmente si avvolge alla mia gamba destra premendo con forza contro la pelle – fortunatamente coperta da un calzino alto.
“Sono qui per te, sono qui per te. Ora calmati!”, gli dico ad alta voce.
Il cerbiatto si accovaccia e improvvisamente il cielo si scurisce e comincia a piovere.
“Devo farcela, c’è sempre un modo!”
Ripercorro tutto il cavo con i miei occhi ragionando per esclusione: “Dalla gamba non si riesce, i bulloni al centro non hanno avuto effetto, la base della pianta è troppo robusta e ben ancorata al terreno per provare a sfilare da lì…”
L’unico punto che rimane è una sorta di moschettone che tiene l’asola del cappio intorno alla pianta.
Effettivamente c’è un bullone che lo tiene chiuso. Provo con forza a svitarlo con pollice e indice, ma è troppo piccolo per avere una buona presa. Provo e riprovo ma non si smuove di un millimetro,
Nel frattempo, il cerbiatto, ancora rannicchiato e in uno stato certamente più calmo, mi osserva con attenzione. Deve aver capito che non sono una minaccia. Il tempo scorre, piove e non so se da un momento all’altro possa spuntare dal nulla la “bestia”.
“Deve esserci un modo!”. L’unica soluzione finale è provare con i denti, nella consapevolezza che se il cerbiatto dovesse agitarsi e dare un altro strattone al cavo, potrebbe ferirmi e farmi un gran male. Ma non posso lasciarlo lì a morire. Devo provarci!
Mi avvicino lentamente, poggio gli incisivi superiori e inferiori sul bullone facendo una leggera rotazione verso sinistra.
“Si muove!” Ora è abbastanza smollato da svitarlo con le dita. E via! Il moschettone si apre e riesco a rimuovere l’asola. È libero!
Scoppio in lacrime.
“C’è sempre un modo, c’è sempre un modo, c’è sempre un modo”, mi ripeto singhiozzando.
Il cerbiatto è immobile e continua ad osservarci con attenzione.
“Vai, sei libero”, gli dico muovendo le braccia spronandolo a muoversi.
Al mio segnale, il cerbiatto si alza di scatto sulle sue zampe e prende a correre e saltare portandosi dietro di sé la fune d’acciaio. Si addentra così nel bosco, mi fissa ancora per un istante e svanisce nella coltre verde.

Quando ti senti senza via d’uscita, ricorda: “C’è sempre un modo!”
Love,
Samuele

#asiasoloandata è il racconto di un viaggio inaspettato per l’Asia. Un biglietto di sola andata per aprirmi a nuove opportunità, scoprire stili di vita alternativi e (ri)conoscermi sempre più a fondo. Sali a bordo anche tu?