“Sappiamo solo che lo spirito dell’uomo è più forte di qualsiasi farmaco, e che questo spirito ha bisogno di essere nutrito. Il lavoro, il gioco, l’amicizia, la famiglia: sono queste le cose che contano, e noi l’avevamo dimenticato. Le cose più semplici…”
Dr. Malcolm Sayer (Robin Williams)
Risvegli (1990, Penny Marshall), tratto dagli strabilianti racconti del neurologo Oliver Sacks, è sicuramente una perla rara che ci porta ad apprezzare il valore delle piccole cose e godere pienamente del dono della vita. Con la partecipazione di Robin Williams e Robert de Niro, rispettivamente nei panni del Dottor Malcolm Sayer e del paziente Leonard, il film è ambientato all’interno del reparto di malattie croniche di un ospedale del Bronx. Qui il dottor Sayer, appena assunto, si prenderà a cuore la condizione di diversi pazienti in stato catatonico.
La sua intuizione, derisa dai colleghi che lo considerano un novellino, è che dietro quell’apparente immobilità si cieli ancora una coscienza attiva. Scopre, quindi, che stimoli esterni come una determinata musica, la pronuncia del loro nome o il racconto di una storia generano del microreazioni celebrali nei malati e una ripresa temporanea delle loro attività motorie. Inoltre, constata con sorpresa che al lancio di una pallina o di un oggetto, i corpi reagiscono immediatamente di riflesso. Questo basterebbe al dottor Sayer per dimostrare che queste persone manifestano ancora una qualche forma di risposta interna ma le sue scoperte si spingono ben oltre. Venuto alla conoscenza di un nuovo farmaco, la L-DOPA, per il trattamento di malati di Parkinson, Sayer intuisce brillantemente che possa avere un qualche effetto riabilitativo anche sui sui pazienti catatonici. Il primo tester sarà proprio Leonard, immobilizzato da trent’anni e sotto le cure attente dell’anziana madre. Il dottor Sayer, non riesce a credere ai suoi occhi: Leonard nel giro di poche ore riacquista la sua mobilità e riprende a parlare. Nel reparto tutti sono increduli, infermiere e pazienti urlano al miracolo.
Leonard fin da subito ha fame di vita, si muove ed esplora lo spazio intorno a lui come fosse un bambino giocoso e curioso alla scoperta del mondo. Guardandosi allo specchio incredulo, realizza che il suo corpo non ha più undici anni come quando fu colpito dal virus dell’encefalite letargica. E’ cresciuto, è diventato un uomo, almeno esteriormente. Il dottor Sayer nel frattempo lo osserva meravigliato, prendendo appunti visivi con la sua cinepresa ma anche assorbendo la gioia e spontaneità di Leonard. Come se il “risveglio” avvenisse anche nella vita di Sayer: Leonard gli mostra gli mostra con la sua perpetua meraviglia che nelle piccole cose, che molti intorno a lui danno per scontato, si cela la felicità. Il solo camminare e poter comunicare è per lui fonte di grande entusiasmo. L’apice della sua passione avviene con l’incontro di Paula (Penelope Ann Miller), visitatrice della struttura che viene a incontrare il padre paralizzato dopo essere stato colpito da un ictus. Leonard la osserva da lontano mentre legge le pagine dello sport al padre, lo fa come se fosse la creatura più bella mai vista. Ne rimane da subito folgorato. E’ questione di poco tempo e riesce, seppur in modo impacciato, a scambiare parola con lei e a condividere un pasto nella mensa dell’istituto. Paula si intrattiene con gioia e lo scambia per un visitatore, lui le rivela in tutta onestà di essere lì ricoverato per delle cure. La ragazza viene colpita dalla sua sincerità e sente così di potersi aprire e raccontargli delle sue sofferenze; ogni volta che viene in quel posto per incontrare il padre in quello stato, le sorge il dubbio che lui non possa più riconoscerla. Leonard prontamente la rassicura sulla base della sua esperienza: “Lui sa. Tuo padre. Lui sa che vieni a visitarlo.”
È finito il tempo delle visite, Leonard deve tornare nel suo reparto mentre Paula si avvia verso il suo lavoro, fuori dalla struttura. Il loro è un arrivederci. In quel momento, però, Leonard realizza i limiti che ancora lo affliggono: lui il privilegio di uscire come una persona normale non lo ha ancora, la sua è una libertà che finisce entro i confini di quelle mura. Vorrebbe varcarne la soglia e condurre una vita come gli altri, ma non può. Ben presto, tradito anche dal suo corpo che sembra non rispondergli più come vorrebbe, si lascia andare in ultimo ballo tra le braccia di Paula. Niente e nessuno, nemmeno la malattia più spietata, potrà sottrargli la libertà del suo Spirito.
Buona visione e guarigione,
Samuele
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