Skip to content Skip to footer

Lupin III – Il castello di Cagliostro: anche un ladro è capace d’amare

C’è qualcosa di affascinante nel Lupin di Hayao Miyazaki che fa del ladro gentiluomo un eroe (quasi) senza macchia.
Partiamo dal fatto che il nostro Lupin viene collocato in una location anomala: siamo in una valle filoeuropea, assimilabile alla Svizzera, con i suoi borghi montani e le verdi praterie, al centro della quale si staglia il misterioso castello del microstato di Cagliostro. Il riferimento a Heidi di qualche anno prima è automatico, ma allo stesso tempo il film ci proietta nel futuro introducendo un’eroina che farà da modello alle successive Nausicaä, Chihiro, Sophie e molte altre.

Si tratta della giovane Clarisee che ci appare fin dalle prime scene in un candido ed elegante vestito bianco da sposa, simbolo che la colloca immediatamente in una dimensione di purezza e castità. Sta fuggendo con coraggio in una folle corsa automobilistica dagli scagnozzi del perfido e oscuro conte di Cagliostro che la reclama contro la sua volontà come sposa – non a caso i suoi uomini sono chiamati “esercito delle ombre”. In questo binomio agli antipodi di luce e ombra si inserisce la figura di Lupin che da subito si lancia in soccorso della ragazza; non capiamo quali siano le sue vere intenzioni, simpatizziamo con Jigen che lo ritiene caduto nell’ennesima infatuazione, ma quello che è certo è che ha preso a cuore il destino di questa ragazza e decide di aiutarla a scappare dalle grinfie del malvagio conte. Anche Fujiko lo descrive a Clarisse come un “cascamorto”, ma qualcosa non torna: ci accorgiamo che il Lupin di Miyazaki porta con sé una sorta di codice d’onore, incarnando quel “cor gentil” cavalleresco di cui canta Guinizelli, e seppure giochi il ruolo dell’affascinante ladro “salvatore” con Clarisse, lo fa nel massimo rispetto e cura. Un Lupin quindi empatico che pare immedesimarsi nella sofferenza che ha vissuto la giovane donna con la morte improvvisa dei suoi genitori regnanti, l’interruzione forzata della sua vita in convento e l’obbligo di sposare un uomo viscido e senza scrupoli. Clarisse incarna una figura eterea, quasi immacolata, di una gentilezza anacronistica che scioglie persino i cuori di Gaemon e Jigen: “Abbi cura di te, anche tu Jigen, dovete tornare a casa sani e salvi.” Lupin sa che ha a che fare con un’anima speciale e la tratta come se avesse un fiore delicato nelle sue mani. È un Lupin che rischia la sua vita pur di salvarla, come se finalmente avesse trovato un senso superiore in quella missione di salvataggio, lasciando persino andare il desiderio iniziale di scoprire e sgraffignare il tesoro segreto di Cagliostro. E qui può tornare alla mente la figura del futuro principe Howl che vede nell’incontro con Sophie una possibilità di redenzione dalla sua codardia, arrivando anch’egli a trovare uno scopo alla sua vita: proteggere le persone che ama.
A differenza delle favole classiche, però, non ci troviamo in questo caso davanti a un principe azzurro senza macchia e senza paura, ma a un personaggio di base imperfetto il cui lato più nobile è stimolato dall’incontro con Clarisse, la sua “donna angelo”. D’altra parte, Clarisse stessa non rappresenta la classica principessa impotente e senza scampo, rinchiusa nella torre più alta e in attesa di essere salvata dal nobile cavaliere; in lei dimora un inaspettato spirito guerriero che la porta a sua volta a rischiare la vita per il suo aiutante e le persone che ama.

Quella tra Lupin e Clarisse è una promessa implicita di sostegno reciproco in una condizione di massima difficoltà, sigillata da un fiorellino rosa datole in dono una volta che Lupin la raggiunge nella torre in cui è rinchiusa. Uno sguardo di complicità e un sorriso e la connessione tra i due cuori è stabilita. Il loro è un amore innocente e incondizionato e, come tale, non pretende né ingabbia. Un nobile sentimento che pone al primo posto la salvaguardia della purezza d’animo di Clarisse e la sua felicità, anche a costo della rinuncia all’oggetto dei propri desideri e del ritorno a casa a mani vuote. In questa favola, Miyazaki ci mostra meravigliosamente che anche un ladro può avere un cuore gentile ed essere capace d’amare.

Buona visione e guarigione,
Samuele

Cineddoche nasce come il primo podcast in Italia dedicato alla cineterapia:
Trova il film più adatto a te per affrontare le difficoltà e sfide della vita che sia l’arrivo di una malattia, la morte di una persona cara o lo scatenarsi di emozioni “difficili” come rabbia, paura, e tristezza. A ogni pellicola il suo messaggio di guarigione. E tu di che film hai bisogno oggi?
Gli episodi della prima stagione sono disponibili su Youtube e Spotify