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Per cambiare, bisogna cambiare

DAY 257 #Asiasoloandata
09/08/2026, Naha, Okinawa, Giappone

Quando entrai in quella palestra, realizzai che era la prima volta dopo 12 anni che rimettevo piede in uno spazio del genere. L’ultima volta avevo 18 anni e quello che registrai al tempo fu l’immagine di un posto gremito di “scimmioni” della più inconcepibile ignoranza e sfrontatezza. Sembrava che più che essere lì ad allenarsi, fossero lì per sfoggiare chissà quali doti di potenza e fissare con occhiate viscide le forme di quelle povere ragazze che erano lì per tenersi in forma. Ecco, quindi l’immagine che registrai al tempo fu: un luogo per scimmioni senza cervello.
Nell’ultimo periodo, però, un’inaspettata idea ha sfiorato la mia mente: “E se in quel posto di ‘scimmioni’ ci tornassi con una nuova consapevolezza, e soprattutto per concentrarti sul tuo benessere fisico?”
Così ho cominciato a chiedere, a curiosare, a informarmi, ma sempre a debita distanza. In un modo o nell’altro, però, la vita mi ha portato a incontrare persone che considero come dei mentori e che spesso hanno accennato all’importanza che la palestra ha per loro nella quotidianità, così come può essere la meditazione o una buona nutrizione. Così ho cominciato a mettere in dubbio quell’immagine, in un certo senso traumatica, che il mio subconscio diciottenne ebbe registrato.
Finché un giorno ho sentito proprio la necessità vitale di riconnettermi a una palestra e, come spesso accade quando nasce un desiderio ardente, la vita ha fatto in modo che incontrassi la persona giusta che mi indicasse il posto giusto. Grazie, Cinzia!
Ecco, entrato alla Victory Gym di Naha, Okinawa, mi accorsi che di scimmioni non ce n’erano. Anzi, fui subito accolto da un ragazzo, Mac, che con un gran sorriso mi mostrò il regolamento della palestra e mi spiegò gentilmente come si utilizzavano le macchine principali. Un’altra ragazza si allenava nel frattempo con massimo focus su ciò che stava facendo e senza dover ostentare chissà che cosa. Una parte di me cercava gli “scimmioni” ma la realtà era un’altra.
Spinto dall’entusiasmo, mi iscrissi subito e decisi, seppure non con gli abiti adatti, di fare un’oretta di esercizio testando tutte le strumentazioni. Ero contento di aver affrontato quelle paure latenti e aver seguito quello che una vocina profonda mi chiamava da tempo a fare, ovvero tornare in un posto che in un modo o nell’altro mi aveva deluso e riviverlo con una nuova consapevolezza. Intanto Mac, che si rivelò essere il manager della palestra, mi osservava passare da uno strumento all’altro e di tanto in tanto, con molta delicatezza, mi dava consigli per migliorare la postura o il movimento. Al termine della mia serie di esercizi, mi sentii pieno di soddisfazione ed entusiasmo. Ragionandoci, mi accorsi che anche il motivo che mi spinse a tornare in palestra era ben lontano da quello del me diciottenne che sentiva di dover dimostrare chissà cosa ai compagni di classe e alla sua cerchia di amici, ora c’ero solo io e la mia volontà di prendermi cura del mio corpo e rafforzarmi, onorando con presenza ogni singolo movimento. Dentro di me sapevo da tempo che il cambiamento che avevo innescato nella mia vita richiedeva, per l’appunto, di aprirmi a qualcosa di nuovo e in cui per forza di cose mi sarei sentito inizialmente inadatto o alla pari di un principiante. Uno scoglio che obbligatoriamente mi era richiesto di superare per abbracciare il cambiamento. Perché per cambiare bisogna cambiare.

Love,
Samuele   

#asiasoloandata è il racconto di un viaggio inaspettato per l’Asia. Un biglietto di sola andata per aprirmi a nuove opportunità, scoprire stili di vita alternativi e (ri)conoscermi sempre più a fondo. Sali a bordo anche tu?