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Stanza n. 108

Mi trovo avviluppato nel ventre di un piccolo museo. Mi pare scorgere una voce provenire da un angolo remoto di questo spazio minuto: “Stanza n. 108, appartenuta a Samuele Picarelli Perrotta, stato di conservazione ottimo. I genitori raccontano che Samuele, detto anche Sami o Samu, soleva disegnare ininterrottamente per ore, perdersi nelle costruzioni di fortezze di Lego e studiare quanto più possibile il mondo dei dinosauri. Tutto ciò fino alla terza elementare quando tali passioni furono radicalmente messe da parte con l’irruzione della PlayStation 2. Le cose cambiano nuovamente alle superiori quando la sua immaginazione si sposta lontano, in Giappone, sollecitata da storie di universi alieni e fantastici. Sulla vostra sinistra potete scorgere ancora intatta la collezione completa di “GTO”. Negli ultimi anni di vita qui dentro, pare che egli abbia spostato le sue attenzioni verso la settima arte. Qualcuno sostiene che fosse totalmente rapito dal genio di Kubrick e altri che non riuscisse a smettere di ridere dopo la visione di ‘Zelig’ di Woody Allen. Fonti certe confermano la sua divozione al trittico ‘Her’, ‘Lost in translation’ e ‘The eternal sunshine of the spotless mind’. Sono incerte le motivazioni che lo hanno condotto ad abbandonare il suo nido. Tra le testimonianze più attendibili abbiamo quella di sua sorella, ella ha preferito rimanere anonima, che così racconta l’antefatto: ‘Ricordo che era estate e mio fratello era molto entusiasta. Continuava a ripetere che era tempo di cambiare aria e guardare a nuovi orizzonti, che sarebbe andato a Bologna. Un giorno mi svegliai e non c’era più…’.”
La trasmissione si interrompe bruscamente.
Intorno a me una miriade di oggettini tra poster, libri, fumetti, videogiochi, giocattoli, VHS e DVD che giacciono immobili, testimoni di un tempo che non c’è più. Infallibili stimolatori di memorie, li percepisco familiari e allo stesso tempo come corpi estranei. Una foto cattura la mia attenzione: “un mangia miele”, barbuto e poco più che ventenne, mi fissa curioso. Fulminea la mente riconnette quello scatto al suo autore. Il respiro si ferma per un istante e il cuore si incupisce.
Fuori, silenzio. Dentro, silenzio. Tutto pare immobile, in una pace surreale. Da dove proviene quella chitarrina sullo scaffale? Di essa non ho alcuna memoria. Lo stesso vale per il mappamondo sulla scrivania. “Intrusi…” Per non parlare dei ridicoli vestiti che ho trovato nell’armadio. La gente colleziona ancora le magliette di “Hard Rock Caffè”? E Caparezza va ancora forte nello scenario rap italiano? Poco importa. Questo spazio non mi appartiene più.
Un sorriso al passato, un abbraccio al presente e uno slancio verso il futuro.

(Testo di Samuele P. Perrotta, 6 Agosto 2023, Varese)